secondi e sfizi salati

salmone al cartoccio

in Arabia Saudita tutto è regolato da una sola grande certezza: non ci sono certezze. Qualsiasi cosa chiedi a chiunque la risposta è sempre la stessa: “inshallah”. Eravamo arrivati da poco in Saudi e giravamo in cerca di mobili per arredare casa; troviamo finalmente un tavolo da pranzo con sedie non dorato, non nero, che non ricorda vagamente la matrigna cattiva di biancaneve e neanche la reggia di Versailles, in una parola: perfetto. Lo paghiamo, diamo il nostro indirizzo al commesso e gli chiediamo i tempi di consegna. “Inshallah madam, inshallah, maybe one week, two weeks, inshallah”. Come se uno può aspettare che Dio si svegli con la voglia di farci mangiare seduti a un vero tavolo e non in versione campeggio, onestamente credo che abbia parecchie cosette più importanti a cui pensare. Decido di farmi aiutare nelle pulizie e trovo una signora diponibile e carina. Alla fine della giornata le chiedo se può tornare una volta a settimana per qualche ora: “inshallah Madam, inshallah” e se ne va. Non è mai più tornata, evidemente Dio aveva altri piani per me (che apparantemente non coincidono mai con i miei perché potrei andare avanti per ore con gli esempi più disparati). E’ vero che anche noi spesso diciamo “se Dio vuole”, “a Dio piacendo”… ma giuro che la cosa non è paragonabile. Nel nostro caso si tratta di un intercalare, qui sembra davvero che le persone lascino che sia Dio a decidere. C’è questo fatalismo di fondo difficile da descrivere ma palpabile dopo appena pochi giorni. Non c’è fretta, non c’è affanno, in fondo perché stressarsi se alla fine tutto si riduce alla volontà di Dio. Si è artefici del proprio destino fino ad un certo punto poi subentra un’autorità superiore. Lo senti nel modo in cui le persone affrontano la vita, nel modo in cui camminano, nel modo in cui lavorano. A volte ci penso e rido da sola immaginando mio marito che si affanna nel vano tentantivo di far rispettare scadenze, orari o semplicemente buon senso ed è per questo che cerco di consolarlo ogni sera facendogli trovare qualcosa di buono da mangiare, anche se a volte il tempo è poco e la fantasia ancora meno.

Questo salmone è frutto di un momento di inventiva “svuota frigo e risparmia tempo” che ha avuto molto successo. Semplice, veloce e davvero molto buono 😉

ingredienti:

4 filetti di salmone da 150 gr circa

200 gr di panna fresca (quella light è perfetta)

1 cucchiaio di erba cipollina tritata (fresca o secca)

2 cucchiai di aromi misti per pesce

280 gr circa di riso basmati

1 mazzetto di coriandolo fresco (opzionale)

sale, pepe e un pizzico di noce moscata

difficoltà: minima

tempi: preparazione 10 minuti

cottura 20 minuti

dosi: 4 persone

Tagliate 4 quadrati di carta di forno abbastanza grandi da contenere i filetti di pesci. Preparate il condimento mescolando la panna, gli aromi, l’erba cipollina e la noce moscata. Regolate di sale e pepe. Distribuite i filetti sui quadrati di carta da forno e agigungete un paio di cucchiai di composto per ognuno. Richiudeteli singolarmente con cura di modo che i cartocci risultino ben chiusi. Disponeteli su una teglia facendo attenzione che non si sovrappongano e cuocete in forno caldo a 180° per 15/20 minuti.

Mentre il pesce cuoce in forno preparate il riso basmati e servitelo come accompagnamento, irrorato con un filo d’olio e coriandolo tritato.

salmone_cartoccio

lettura consigliata:

versione barneyBarney Panofsky è un personaggio intelligente, ironico e pungente ma che sa essere anche molto, molto fastidioso. All’inizio del libro mi faceva profondamente arrabbiare ma poi andando avanti nella lettura ho scoperto un uomo molto più complesso di quanto volesse trasparire. La versione di Barney è uno splendido romanzo che ti commuove, che ti fa arrabbiare, che non ti lascia mai indefferente. Consigliatissimo.

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